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2008 - Campionato Italiano Giudici di Gara

2007_campionato_giudici_garaLa trasferta alla volta del Campionato Italiano GdG inizia la mattina di sabato 11 ottobre. Quest'anno con Fabio non viaggiamo insieme: arrivo a Fiuggi dopo sei interminabili ore di viaggio da solo.

La giornata è bellissima, nonostante sia ormai autunno il sole è ancora quello caldo dell'estate e le previsioni per l'indomani sono ottime.

L'appuntamento con il campione uscente è per le 15,30 all'Hotel Fiuggi Terme, quartier generale della corsa.

 

Il tempo di scaricare i bagagli la nuova bicicletta e le due coppie di ruote approntate per l'occasione e ci ritroviamo con Fabio davanti al nostro albergo, in tenuta da allenamento, pronti per la ricognizione del tracciato di gara.

Il percorso è un circuito di poco più di 4 km estremamente movimentato: subito dopo la partenza una curva a destra a novanta gradi immette in una ripida e veloce discesa di 400 metri che passa davanti al quartier tappa; poi un chilometro di pianura che conduce alla prima asperità del circuito, un drittone in salita di 700 metri al 4% da cui si diparte la tortuosa discesa che porta ai piedi dell'asperità finale. 600 metri di strappo al 6,5% caratterizzato a metà da una curva a destra che inasprisce l'ascesa e termina in una curva a sinistra che apre il rettilineo finale. In questo punto mancheranno 300 metri all'arrivo e la strada continua, seppur lievemente, a salire.

Le prime impressioni sono di un percorso piuttosto duro, che renderà la corsa molto difficile da interpretare anche in considerazione dei pochi - trenta - chilometri previsti. I continui cambi di pendenza non consentono di tentar di ripetere la fuga in contropiede dello scorso anno. Le due discese troppo corte per ipotizzare un attacco. Le due salite, seppure corte e da rapporto, troppo ripide per mantenere la velocità in solitaria. La sensazione è che sulla prima salita si risparmi parecchio stando a ruota. Diverse le considerazioni per la seconda salita: ci si arriva da una discesa veloce, si affronta con il 53, ma occorre prestare attenzione a non impostare un rapporto troppo duro per non consumare la gamba. Sul rettilineo di arrivo la strada tira a salire: in caso di arrivo in volata il lungo rapporto rischia di risultare fatale.

Dopo dieci giri del percorso, decidiamo con Fabio di lasciare l'iniziativa agli avversari per vedere come evolve la corsa, cercare di entrare in un'eventuale fuga e giocarsi magari l'arrivo in volata.

Le sensazioni sono buone, la gamba sembra girare al meglio dopo il mirato lavoro degli ultimi mesi; nel rientrare in albergo confido a Fabio che stranamente sono agitato e sento la corsa: un buon segnale per il mio compagno di squadra.

Sette in punto del giorno di gara. Suona la sveglia. Il tempo di indossare la tenuta da gara, meticolosamente preparata la sera prima, e scendere a far colazione con Fabio. Al nostro tavolo si unisce l'amico Filippo Peroni: romagnolo, ex dilettante, uno forte da tenere d'occhio.

Alle 8 è fissata l'uscita per il riscaldamento. 25 km di pedalata tranquilla nella campagna intorno a Fiuggi, un paio di giri del percorso e tutto è pronto per la corsa.

Il tempo di spogliarsi degli indumenti in eccesso e alle 10 in punto parte il giro ad andatura turistica, al termine del quale viene dato il via volante.

So che Fabio, all'inizio di ogni corsa, opera il suo solito scatto rituale, per rompere il fiato dopo il quale si ferma. Potrebbe essere un buon trampolino di lancio.

Al termine della prima discesa, puntuale, Fabio parte secco a destra; io mi lancio sulla sinistra e gli urlo di continuare. Se il gioco riesce il gruppo rimane spiazzato e per uno dei due può venire la fuga. Niente da fare, il gruppo diviso chiude su entrambi: è chiaro a quale punto che tutti fanno la corsa su di noi.

Nella discesa dopo il passaggio Fabio mi affianca, ci parliamo e concordiamo di lasciar fare la corsa agli altri. D'altro canto a noi sta bene un arrivo in volata.

Ma i giri seguenti sono un turbinio di scatti continui degli avversari e tocca sempre a noi chiudere se non vogliamo lasciare andare la corsa.

Sulla salita che conduce al secondo passaggio si muove Pipoli della Puglia. Lo scatto fa male e si forma un gruppetto di sette/otto corridori. Fabio è dentro, io chiudo il drappello. L'azione è buona, c'è il buco, ma gli avversari, quando si accorgono della presenza di entrambi i rappresentanti della Liguria, desistono, non collaborano, rompono i cambi ed il gruppo rientra.

In questo modo la corsa si rivela una gara al massacro e rischia di risultare logorante per noi, per cui sulla salita che conduce al terzo passaggio decidiamo di prendere l'iniziativa: gli accordi sono di tirare a turno, tenere alta l'andatura e menare a tutta sulle salite per impedire gli scatti.

Facciamo la corsa, rintuzziamo gli attacchi e manteniamo chiusa la partita per i successivi tre giri. Le sensazioni son buone, Fabio sta bene, l'arrivo in volata è la nostra speranza.

Al penultimo giro, al termine della discesa, è il veneto Enrico Trabucco - già campione italiano - a tentare l'allungo. Anche stavolta nessuno dal gruppo va a chiudere.

Trabucco è uno potente, con un buon passo, provo dunque ad uscire allo scoperto e a raggiungerlo per andare con lui all'arrivo. Ma quando sono sulla sua ruota si ferma, scarta a sinistra, mi scontra la ruota anteriore, manca poco che non finisca a terra ed il tentativo svanisce.

Tocca dunque a Fabio tirare questo finale di giro, mentre io recupero in coda al gruppo di 15 uomini che si è formato al comando.

Terminata la prima discesa è il mio turno: affronto la prima salita a tutta per impedire gli scatti. Allo scollinamento mi sposto e prendo la ruota di Angelo Sposito, un lombardo con una vittoria all'attivo e parecchi piazzamenti durante l'ultimo anno. Inizia l'ultima tortuosa discesa e Fabio è sulla ruota di Trabucco. Dietro ci sono ancora da controllare Pipoli, Peroni e il drappello dei laziali; i piemontesi sono ormai fuori dai giochi.

Proprio dove la strada ricomincia a salire parte Trabucco. È uno scatto imperioso, bellissimo, ma la salita è lunga. Aspetto che chiuda Sposito, ma non lui si muove. All'uscita della ripida curva a destra Trabucco ha già guadagnato 50 metri e a quel punto non resta che a me andarlo a riprendere. Ho sotto il 53X16, ma la gamba che ho risparmiato affrontando sempre la salita in agilità col 53X21, risponde all'appello.

Mi alzo in piedi sui pedali, scatto, la frequenza di pedalata comincia ad aumentare, mulino il duro rapporto. Penso che da un momento all'altro Trabucco si pianti e io possa riprenderlo. La curva a sinistra ai 300 metri all'arrivo è là davanti ma la distanza con Trabucco non accenna a diminuire. Sono distrutto, vorrei desistere ma il pensiero che mi sto giocando un Campionato Italiano irrompe nella mente e mi fa rinsavire. Dietro c'è il vuoto e vale ancora la pena provarci. Sento le urla degli amici dell'Umbria che, assiepati sulla strada, mi incitano gridando a gran voce il mio nome. In quegli istanti mi passano davanti agli occhi tutti i sacrifici degli ultimi mesi, gli allenamenti alle 6 del mattino prima di andare al lavoro, i chilometri percorsi con qualunque condizione di tempo, il tempo sottratto alle persone che amo. Continuo a tutta, affronto la curva a sinistra e mi si apre alla vista l'arrivo. Davanti Trabucco è seduto e continua a menare. Quando finalmente ai 200 metri lo sto per raggiungere, lui si rialza per rilanciar la volata. D'istinto smanetto sulla leva del cambio, gli ingranaggi spostano la catena sul 14, scarto sulla sua destra e lo affianco. Ai 100 metri all'arrivo la mia velocità è superiore, lo supero, lui si pianta, io mi siedo sfinito, sento il cuore che batte oltre ogni limite, implorarmi di smetterla, abbasso la testa e pedalo con tutte le forze rimaste senza voltarmi con il terrore che possano prendermi ... ancora 50 metri, giusto il tempo di alzare le braccia prima della linea di arrivo, gli indici al cielo e poi un pugno chiuso sferrato nel vuoto, liberatorio, a suggellare il primo, tanto agognato successo.

Trabucco è dietro a 4 secondi, Sposito vince la volata del gruppetto a 7 secondi.

Mentre mi dirigo alla cerimonia protocollare arriva anche Fabio: è rimasto chiuso nel momento cruciale ed è stato tagliato fuori dai giochi.

Una stretta di mano, i complimenti reciproci per una condotta di corsa impeccabile e un abbraccio affettuoso ci unisce nell'incredibile passaggio delle consegne.

Sul podio mi attende il Presidente Renato Di Rocco con in mano una maglia tricolore da Campione Italiano.