Appennino d'Oro 2006: Il tris di Gianni Bugno

2006_appennino_oroDopo Alfredo Martini, G.B. Baronchelli,Francesco Moser, Felice Gimondi, Michele Dancelli, Fausto Coppi (alla memoria), Gianni Motta, Italo Zilioli, quest’anno il prestigioso premio tocca al migliore corridore italiano degli anni ’90 e uno dei più grandi campioni del ciclismo nazionale di tutti i tempi, in grado di primeggiare su ogni tracciato.Debuttò tra i professionisti nel settembre 1985 compiendo l’impresa di conquistare il primo posto al Giro dell’Appennino per ben tre anni consecutivi tra il 1986 e il 1988.

Sempre all’Appennino conquistò anche due secondi posti (nel 1989 quando perse il campionato italiano, battuto al fotofinish da Argentin e nel 1991 battuto dal Vice-Campione del mondoDirk De Wolf) nelle sue otto partecipazioni tra il 1986 e il 1996. Vanta in carriera 75 vittorie da professionista, tra le quali spiccano due Campionati Mondiali (ai quali ha partecipato ben 11 volte), un Giro d’Italia (in maglia rosa dalla prima all’ultima tappa), tappe in tutte le grandi corse a tappe (9 al Giro, 5 al Tour – due all’Alpe d’Huez - 2 alla Vuelta e una al Giro della Svizzera). Ha vinto inoltre la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre, la Classica San Sebastian e due titoli di Campione Italiano. Nel 1986, anno della prima vittoria di Bugno all’Appennino e la prima dopo la scomparsa di Luigin Ghiglione (vedi articolo) la corsa ebbe al via un cast notevole. Con il numero 1 il vincitore del 1985 Francesco Moser, e in squadra con lui il campione italiano in carica Claudio Corti.

Alla guida del DS Franco Cribiori c’erano Pierino Gavazzi, Gianni Bugno e Giuseppe Calcaterra, che ricordiamo vincitore nel 1993. Il Campione del Mondo Francesco Moser aveva il pronostico dalla sua parte. Gianni Bugno invece aveva dalla sua parte la freschezza dell’età: 22 anni contro i 35 del trentino. Pur da pochi mesi professionista, Bugno si è già messo in mostra al Giro d’Italia da poco conclusosi indossando per più giorni la maglia verde di leader della classifica del Gran Premio della Montagna. Ma l’Appennino rappresentala prima vittoria importante, che lo lancia verso grandissimi traguardi quali il 2006_appennino_oro_01Giro d’Italia vinto indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa e i due Campionati del Mondo consecutivi. Il 47° Giro dell’Appennino fu caratterizzato da una fuga di Pierino Gavazzi (tre volte Campione Italiano e una Milano Sanremo tra le sue 60 vittorie) che ebbe un vantaggio massimo di 5’10 sul gruppo sul Passo della Castagnola, affrontato prima dellaScoffera e l’attraversamento di Genova. Ed è proprio in città che il fuggitivo è raggiunto grazie all’azione dei gregari di Moser. L’attraversamento della Valpolcevera avviene col gruppo compatto, la gara si deciderà sulla salita della Bocchetta. In cima primo è Bugno davanti allo jugoslavo Bulic, Corti, Moser e Giovanetti. Sui Giovi rimangono in tre per disputarsi la vittoria: Francesco Moser, Gianni Bugno e il danese Jens Veggerby. Nella volata finale Moser tarda a cambiare rapporto e si fa saltare da un più fresco Bugno, mentre Veggerby arriva terzo. L’epilogo pare proprio un passaggio di consegne da un Campione del Mondo ad un altro, un riconoscimento alla memoria di Luigin Ghiglione.